Un Silver Co Housing nell’Agro romano per l’invecchiamento attivo.
Un progetto di residenza agricola condivisa per la Terza Età che affonda le radici nella storia di Agricoltura Nuova, sostenendo la dimensione rurale come ambiente ideale in cui essere in equilibrio con la natura. È di “rigenerazione umana” che si tratta dato che l’agricoltura può offrire alle persone un nuovo slancio vitale nel renderle protagoniste attive nella fattoria di Agricoltura Nuova a Decima Malafede, promuovendo anche una staffetta intergenerazionale con i più giovani…
In tal senso la Cooperativa Agricoltura Nuova LUNEDÍ 16 FEBBRAIO (ore 10 -13) in Sala Laudato Si, Palazzo Senatorio (Piazza del Campidoglio 1) presenta la tavola rotonda “C.A.Re. – Comunità Agricola Residenziale. Un Silver Co Housing nell’Agro romano perl’invecchiamento attivo”.
In collaborazione con: Legacoop – Confcooperative, RomAgricola – A.S.So – C.E.A.S – Urban Experience, Fondazione Culturasì.
L’introduzione è di Claudia Pappatà (consigliere comunale di Roma Capitale) e intervengono: sull’idea progettuale, Carlo Patacconi (presidente cooperativa Agricola Sociale Agricoltura Nuova); sui punti di vista di Roma Capitale, Sabrina Alfonsi (Assessore alle politiche agricole) e Barbara Funari (Assessore alle politiche sociali); sulla cantierabilità e l’impatto sul territorio, Manuel Gagluardi (Assessore all´urbanistica del IX Municipio); sul punto di vista della sanità territoriale, Eleonora Nunziata (UOC-Unità Operativa Complessa di Geriatria. Ospedale Sant’Eugenio ASL Roma 2); silver co-housing nella silver economy, Paolo Pellegrini (Vice Direttore Generale Mefop, società per lo sviluppo del Mercato dei Fondi Pensione) e Sandro Polci (architetto e autore di “Condivisione residenziale.
Il Silver Cohousing per la qualità urbana e sociale in terza età”-Carocci 2013).
Conduce CARLO INFANTE (Urban Experience).
Il progetto nasce dall’esigenza di offrire un’alternativa all’isolamento e ai modelli tradizionali di assistenza, promuovendo l’invecchiamento attivo, la solidarietà intergenerazionale e la partecipazione alla vita comunitaria.
La sua sostenibilità nasce dal recupero del patrimonio agricolo in chiave sociale e dall’obiettivo di creare un modello replicabile di co-housing rurale.
Pensare di trascorrere un pezzo della propria vita, condividendo passioni, sapori e saperi con altre persone che non intendono chiudersi negli schemi già definiti della metropoli, è uno dei modi migliori per restare attivi e produttivi secondo ritmi di un ecosistema agricolo organizzato per garantire un’assistenza funzionale.
Insomma una nuova sfida, che investe i nuovi soci della cooperativa agricola, iniziando così a scrivere un nuovo percorso dell’agricoltura sociale per proteggere la terra come eredità per chi verrà in futuro, promuovendo anche staffetta intergenerazionale.
Non si tratta solo di una risposta al problema di una Terza Età che non può più essere considerata come una “periferia generazionale” ma anche ad un problema economico.
Si pensi solo al patrimonio immobiliare abitato da anziani soli (e spesso in difficoltà) messo a valore con gestioni responsabili di quelle risorse investendole in operazioni evolute di silver co-housing.
In Italia questo fenomeno non si è ancora sviluppato, rispetto ad altre parti d’Europa, anche perché una buona parte della dimensione famigliare sa ancora affrontare questa problematica ma sappiamo quanto questo aspetto stia svanendo, semplicemente perché i più giovani vanno altrove e il modello patriarcale non è più accettabile C.A.Re. – Comunità Agricola Residenziale ha un’assonanza con quel “I care” (me ne curo, mi importa, ho a cuore) che campeggiava come un motto ideale sui muri della scuola di Barbiana, quella di Don Lorenzo Milani.
È un monito strategico da rilanciare oggi, pensando allo slancio di una generazione (come quella che nel 1977 occupò le terre che Agricoltura Nuova salvò dalla speculazione edilizia) che ha ancora molto da progettare, condividendolo con i più giovani, in un ecosistema rurale da reinventare.














